Skip to Main Content
Immagine di copertina

Il nostro bisogno di fantascienza

Di Goffredo Fofi • settembre 21, 2021

È dal vecchio mondo, o meglio dall'Inghilterra all'avanguardia nel corso dell'Ottocento, la patria di Swift, Dickens e Stevenson, ma anche di Darwin e ospitante l'Engels dell'inchiesta sulla classe operaia e il Marx che vi è infine sepolto; è dall'Inghilterra “vecchio mondo” e non dal “nuovo”, non dalle Americhe, che la fantascienza ha avuto origine.

Eppure l'interrogazione più urgente e più scottante sul futuro, sul “dove andiamo” oltre che sul “chi siamo” e sul “donde veniamo”, si afferma negli Usa, soprattutto grazie all'influenza dei grandi sociologi degli anni trenta-sessanta. Quella fantascienza sociologica che ha saputo guardare al suo presente vedendovi radici e destino, e raccontando (inventando o forse semplicemente portando all'estremo le riflessioni sulle tendenze in atto) i possibili esiti di una civiltà, con autori come Philip K. Dick, Sheckley, Bradbury, Sturgeon, Matheson, Simak, Herbert, Le Guin, Vonnegut e altri ancora.

Anche scrittori d'altro “genere” si cimentarono con la previsione scientifica, ma in una chiave politica e con risvolti satirici, come l'autore del Dottor Stranamore, da cui trasse un capolavoro il più grande dei registi cinematografici americani, Stanley Kubrick, che alla fantascienza tornò in seguito con l'ottimismo di 2001 Odissea nello spazio, seguito dal pessimismo sociale di Arancia meccanica (dal romanzo dell'inglese Anthony Burgess) e dal pessimismo antropologico di Shining.

Il filone della “fantascienza politica” costruita sui “se” (se, mettiamo, Hitler avesse vinto la guerra – ed è proprio Dick ad averlo esplorato meglio di tutti con La svastica sul sole), ha avuto diversi antenati “storici” americani uno dei quali, non eccelso e dimenticato, negli anni Trenta del '900 scritto da Upton Sinclair, Non può accadere qui.

I due romanzi più grandi della fantascienza “politica” sono stati scritti non a caso da due inglesi, e non a caso negli anni trenta e quaranta: 1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley. La "distopia” vi si affermò definitivamente, sulla scia del romanzo russo di Evgenij Zamjatin Noi, romanzo che costrinse il suo autore all'esilio perché in decisa controtendenza con l'ottimismo lenin-stalinista. E tra gli antenati delle grandi stagioni della fantascienza va infine menzionato anche uno scrittore statunitense, il Jack London de Il tallone di ferro che legò prima degli scrittori sovietici la storia della fantascienza a quella delle prospettive rivoluzionarie e socialiste.

Gli scrittori migliori della fantascienza “americana” si mantennero sempre in fitto dialogo e scambio con gli autori inglesi, e molti furono influenzati in particolare dal più radicale di tutti, il grande James G. Ballard, successivamente riconosciuto grande anche dai critici più accademici e corporativi, soprattutto grazie a L'impero del sole, romanzo autobiografico sull'infanzia nella Cina invasa dai giapponesi in piena seconda guerra mondiale.

Ballard non aveva fatto altro che continuare una storia - quella del Defoe del Diario dell'anno della peste (tornato in auge in questi ultimi tempi), di H. G. Wells (con la sua visione alternativa all'ottimismo scientista del francese Verne), di Samuel Butler con il suo Erewhon e di M. P. Shiel con La nube purpurea.

Ballard fece della previsione catastrofica il suo campo d'azione privilegiato, perseguito con precisa ostinazione catalogante, a partire da incombenti dati di realtà ancora trascurati da governanti, giornalisti e accademie: Il vento dal nulla, Deserto d'acqua (sullo scioglimento delle calotte polari), La foresta di cristallo, Terra bruciata... Romanzi che misero in guardia già negli anni cinquanta sul futuro del pianeta sottoposto alla violenza dell'economia. Fino ad arrivare a Crash (da cui il grande film di Cronenberg), dove si parte dalla constatazione di una idolatrante “cultura dell'automobile” spingendola alle sue estreme conseguenze. Il suo romanzo su una traversata degli Usa dopo una terza guerra mondiale combattuta a colpi di atomiche, Ultime notizie dall'America, è forse il più potente dei romanzi che hanno avuto per tema i sopravvissuti al disastro atomico ed ecologico, e ha suggerito non poche soluzioni narrative al più venerato La strada di Cormac McCarthy, letterato “non di genere” (ma cosa aspettano i Meridiani Mondadori a dedicare a Ballard un loro volume, al posto dei molti dedicati a scialbi narratori di un presente “fuori dal mondo”?)

E non c'era solo James G. Ballard nell'Inghilterra del secondo Novecento. John Wyndham fu vicino a eguagliarne la potenza e la visionarietà (con Il giorno dei Triffidi, quasi plagiato nella sua prima parte da Cecità del Nobel Saramago, con I trasfigurati, e con I figli dell'invasione che tutti i pedagogisti, se non fossero i pallidi “professoressi” che sono, avrebbero dovuto leggere, così come avrebbero dovuto e dovrebbero leggere Un gioco da bambini di Ballard...).

Negli Stati Uniti, Kurt Vonnegut, reduce di guerra e figlio alla lontana di Mark Twain e Huckelberry Finn, ci ha regalato scenari tragicamente paradossali, e dunque tragicamente divertenti, legando la storia della s.f. a quella dei movimenti studenteschi. Il suo Ghiaccio nove è stato, si dice, il romanzo più letto negli Usa da quella generazione, l'unica che ancora tentasse la “scalata al cielo”.

Poi la fantascienza è passata di moda, e pochissimi e per niente eccelsi scrittori ancora vi si dedicano. Per esempio, con ottimi risultati, una scrittrice che non è considerata di genere, Margaret Atwood, anche lei narratrice di catastrofi incombenti come quella di una sterilità del genere umano (Il racconto dell'ancella). Ma Atwood si rivolge a un pubblico tradizionale, meno libero ed esigente di quanto non fosse quello dei lettori di fantascienza di appena ieri.

Perché la fantascienza è scomparsa dalla scena letteraria occidentale, con poche appendici in un paese dove davvero il futuro si è realizzato al suo massimo come lo è oggi la Cina? Probabilmente perché è diventata realtà.

Viviamo in tempo di pandemia, il futuro siamo noi, è tra noi, e tutti siamo costretti a constatarne il trionfo, ma certamente non godendone. Gli scrittori si rifugiano nel narcisismo delle piccole storie e degli “io penso che”, si affidano a scuole di scrittura dove insegnano beoti del successo, e l'industria culturale ha preso strade che riguardano la finanza e non la cultura.

O meglio: la cultura si è fatta sempre più servile, e das Kapital le affida il compito di intrattenere, di aiutare a non pensare e a non ragionare. Oggi il nostro presente sa meno di eterno, è un incubo giornaliero e la catastrofe (l'ultima? la penultima? una delle ultime?) è tra noi, lo sappiamo bene. Anche se è ancora possibile, temo, immaginarne di peggiori, non si vedono in giro scrittori occidentali che siano capaci di farlo.

Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini di Kurt Vonnegut

Vonnegut, americano di origine tedesca accorso in Europa, con migliaia di altri figli e nipoti di emigranti come lui, per liberarla dal flagello del nazismo, batté lande tedesche coperte di neve che il suo piede non aveva mai calcato. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda da un osservatorio decisamente sconsigliabile alle persone deboli di cuore: l'interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita a deposito di carni, nelle viscere della città.

Visualizza libro

Tutti i racconti. Vol. 1 di James Graham Ballard

James Graham Ballard è stato forse lo scrittore britannico più innovativo, per temi e suggestioni, del secondo dopoguerra. Dopo essere stato internato con la famiglia in Cina in un campo di prigionia giapponese, alla fine della guerra Ballard si trasferisce in Inghilterra per studiare medicina. Ma folgorato dalla lettura dell’ "Ulisse" di Joyce si dedica alla scrittura e manifesta il suo forte interesse verso il mondo della pittura di derivazione surrealista.

Visualizza libro

Ubik di Philip K. Dick

Esiste una vita oltre vita, uno spazio etereo in cui lo spirito dei defunti sopravvive alla morte in una dimensione sospesa tra il buio e la luce, tra il colore e la bruma. Conservati in criostasi all'interno di speciali strutture, i defunti possono comunicare con i loro cari tramite un congegno elettronico e fornire conforto, lenire solitudini, dispensare consigli. Ed è per avere consiglio che Glen Runciter, a bordo della sua aviomobile, sbarca sul tetto del Moratorium Diletti Fratelli, la struttura svizzera dove la bellissima moglie Ella giace ormai da decenni in una bara trasparente, avvolta in effluvi di nebbia ghiacciata.

Visualizza libro

Goffredo Fofi (1937) è scrittore, attivista, giornalista e critico cinematografico, letterario e teatrale. Dopo aver contribuito alla nascita di storiche riviste quali i Quaderni piacentini, Ombre rosse e Lo straniero, attualmente si occupa degli Asini.

Segui la pagina @kobobooks su Instagram

Hai bisogno di contattarci?

Richieste e assistenza clienti Richieste media

If you would like to be the first to know about bookish blogs, please subscribe. We promise to provided only relevant articles.