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Immagine di copertina

Perché leggiamo Valérie Perrin

Di Rosa Carnevale • novembre 24, 2021

“Perché si va verso certi libri come si va verso certe persone? Perché siamo attratti da determinate copertine come lo siamo da uno sguardo, da una voce che ci sembra conosciuta, già sentita, una voce che ci distoglie dal nostro percorso, ci fa alzare gli occhi, attira la nostra attenzione e cambierà forse il corso della nostra esistenza?”.

Se lo chiede Violette Toussaint, la celebre guardiana di cimitero protagonista di Cambiare l’acqua ai fiori, il best seller di Valérie Perrin, e ce lo chiediamo adesso anche noi, dopo l’enorme successo mondiale che i libri dell’autrice francese continuano ad avere. Un successo che dura ormai da alcuni anni e che ha portato i suoi tre romanzi Il quaderno dell’amore perduto (Nord, 2020), Cambiare l’acqua ai fiori (Edizioni E/O, 2019) e l’ultimo, Tre (Edizioni E/O, 2021) in cima alle classifiche internazionali per mesi.

Per il fenomeno Valérie Perrin si parla di numeri che raramente siamo abituati a citare trattando di libri ed editoria. In Francia Cambiare l’acqua ai fiori ha infatti appena raggiunto il milione di copie vendute nell’edizione tascabile e in Italia il romanzo è stato un vero e proprio caso editoriale: con 9.000 copie vendute solo nella prima settimana dall’uscita e più di mezzo milione di volumi acquistati a oggi, si tratta del libro più letto del 2020.

E, se sembra non esserci una spiegazione univoca a giustificare una tale sorprendente riuscita, ci sono sicuramente più fattori che hanno contribuito a rendere questi volumi così amati da un pubblico allargato.

Quando nel 2015 esce in Francia Il quaderno dell’amore perduto, Perrin ha 48 anni. Ha una carriera alle spalle come fotografa di scena e sceneggiatrice, dal 2006 è la compagna del regista Claude Lelouch.

È forse qui il primo segreto del suo successo. In quell’occhio attento e allenato, abituato a carpire storie da dietro l’obiettivo della macchina fotografica. Come diceva il grande Henri Cartier Bresson, “a volte c’è un’unica immagine la cui struttura compositiva ha un tale vigore e una tale ricchezza e il cui contenuto irradia a tal punto al di fuori di essa che questa singola immagine è in sé un’intera narrazione”. Fotografare vuol dire sempre raccontare una storia, avere una narrazione in mente e congelarla in un istante. Vuol dire anche cercare e scavare in profondità, soffermarsi dove altri tirerebbero dritto.

Così, un po’ per caso, quando Valérie Perrin accompagna il marito a pregare sulla tomba dei suoceri in un piccolo cimitero della Normandia, le viene un’illuminazione: raccontare in un libro la vita di qualcuno che si occupa di un cimitero.

Ma il suo secondo libro, Cambiare l’acqua ai fiori, come il primo, sembra non avere nell’immediato un grande successo, l’uscita passa in sordina, soprattutto nel nostro Paese. I critici non lo accolgono con grande clamore e le poche recensioni ne parlano in maniera tiepida.

La protagonista, Violette Toussaint, è la guardiana del cimitero di una cittadina della Borgogna. Dopo aver lavorato per anni con il marito come custode di un passaggio a livello, ha iniziato a prendersi cura delle tombe come delle persone che passano dal cimitero, entra nelle loro esistenze in punta di piedi, consola chi ha appena perso i propri cari, si avvicina con discrezione alle storie che amici e parenti dei defunti nascondono dietro le loro vite. È un personaggio delicato, che sa godere delle piccole cose: le chiacchiere con gli amici davanti a una tazza di tè o a un bicchiere di vino, la buona cucina, i sorrisi della figlia da piccola, le parole di un libro, la gioia di un orto da coltivare e di una pianta che cresce. Nonostante le disgrazie della sua vita, Violette è una donna ricca di gentilezza, pronta a donare agli altri quello di cui sembrano aver bisogno. Dietro la sua apparente fragilità si nasconde una grande forza o, ancora, come dice Perrin, dietro l’inverno, c’è una luminosa estate. L’estate di cui Violette sa godere abbandonandosi nelle acque del Mediterraneo quando fa il bagno in quell’angolo di paradiso sulla costa vicino a Marsiglia che è la Calanque de Sormiou. Lì sembra lasciare preoccupazioni e dispiaceri, si spoglia dei suoi vestiti pesanti per girare a piedi nudi sulla spiaggia, scopre la bellezza dietro la patina grigia della vita di tutti i giorni.

Violette è una donna che può piacere a molti, in cui i lettori riescono a immedesimarsi, una persona che ci sembra già di conoscere e con cui è impossibile non simpatizzare, un po’ come era successo per il personaggio principale di un altro grande successo francese, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, non a caso pubblicato sempre da E/O.

Ancora, la protagonista di Perrin è soprattutto una donna che ci insegna a valorizzare gli incontri fondamentali che facciamo durante il nostro cammino. Non per forza quelli galanti, ma quelli che non chiedono niente in cambio: un’amica disposta a salvarci nel momento del bisogno, un maestro che ci guida e ci insegna a prenderci cura delle nostre ferite.

Quando Violette incontra Sasha, che le insegnerà l’arte del giardinaggio e le lascerà il proprio posto come guardiana del cimitero, impara una grande verità: “L’edera soffoca gli alberi, Violette, non dimenticare mai di tagliarla, mai. Appena i pensieri ti portano verso le tenebre prendi la cesoia e taglia via la tristezza”.

Ecco una delle caratteristiche di Violette che sembra aver affascinato maggiormente il pubblico: pur essendo piena di crepe e dolorose fratture, la fragilità non è stata in grado di abbatterla. Resilienza è una delle parole con cui abbiamo imparato a fare i conti in questi anni e che, soprattutto oggi, sembra essere diventata imprescindibile. Violette è resiliente.

Non a caso, il fenomeno Perrin inizia a crescere proprio in un momento come quello del primo lockdown causato dalla Pandemia da Covid 19, a inizio 2020. In quei mesi sospesi, con i negozi chiusi, le uscite vietate e lo strazio delle perdite e dei lutti che si susseguono, la sensazione di essere resilienti tocca un po’ tutti noi. E Violette, sempre chiusa nello spazio sicuro delle sue mura domestiche, diventa una sorta di manifesto vivente di sopravvivenza.

Il volume inizia a richiamare attenzione, presto arriva nella classifica dei libri più venduti e ci rimane, con fasi altalenanti, fino a oggi.

E a raggiungerlo, nel 2021, arriva anche Tre, l’ultimo romanzo dell’autrice francese che racconta la storia di tre amici, Adrien, Étienne e Nina, che si conoscono alle elementari e diventano inseparabili. Crescendo, riescono a rimanere uniti grazie alla promessa che si sono fatti: Parigi li aspetta e si lasceranno la provincia alle spalle, vivendo sulle note della musica che da sempre li accompagna. Una promessa che però non riusciranno a mantenere per un misterioso evento che li separerà. Tre è un libro sull’adolescenza, sull’amicizia, sull’amore, sulle buone e sulle cattive scelte e su quanto sia difficile crescere, soprattutto in alcune famiglie. Un libro dove la musica è fondamentale. A partire dal titolo del romanzo, che è anche quello di uno degli album degli Indochine. Per poi spaziare dagli U2 ai Sonic Youth, fino ai Depeche Mode e ai Pixies.

Tre è soprattutto un successo annunciato, dopo la fortuna di Cambiare l’acqua ai fiori.

Se un libro si vende come il pane, vale sempre la pena porsi delle domande in merito, analizzare le possibili qualità che lo hanno portato a essere così apprezzato dal pubblico e non fermarsi semplicemente all’estetica della sua copertina e alla sua fama. Per capire cosa c’è dietro, ancora più che leggerlo, è necessario soffermarsi sui meccanismi che ha innescato tra lettori e attori della filiera del libro. I libri dell’autrice francese sono entrati prepotentemente nelle nostre vite, ce lo hanno raccontato i lettori ma anche i librai, che in questi mesi hanno assistito a volte quasi increduli al fenomeno.

Stefania lavora in uno dei Mondadori Store del Centro di Milano, a due passi da Piazza 24 Maggio, e quando le chiediamo cosa pensa del caso Perrin racconta: “Cambiare l’acqua ai fiori ha venduto tantissimo, a iniziare dal Natale del 2019 per arrivare ai numeri del post lockdown. Molti clienti lo hanno comprato non solo per sé ma anche per regalarlo, alcuni sono addirittura usciti con quattro o cinque copie. Tre hanno invece iniziato a chiedercelo da subito, quasi prima che uscisse. Ho notato che in questo caso i lettori non erano più prevalentemente donne ma il pubblico era diventato eterogeneo e trasversale. Quest’ultimo libro ha fatto breccia anche tra gli uomini e a colpire credo siano stati i temi che affronta e che riguardano ognuno di noi: il passare del tempo, l’amore, l’amicizia”.

Si allarga il target e cambia anche la grafica della copertina. Se in Cambiare l’acqua ai fiori spiccava un’immagine romantica e tendente al rosa pensata sicuramente per un pubblico prevalentemente femminile, l’ultimo libro di Perrin ha una copertina azzurro acqua, con tre persone che galleggiano al centro. Con il primo volume forse nessuno si aspettava di riuscire a colpire un numero così grande di lettori.

Qualcuno pensa che possano essere state le segnalazioni dei librai durante il lockdown a far esplodere il caso. Con le librerie chiuse, molti lettori si sarebbero affidati ai consigli di questi ultimi per i loro acquisti dando vita a uno di quei piccoli miracoli che accadono non così spesso nell’editoria.

Manuel Barba lavora nella storica sede della libreria Libraccio in Via Corsico a Milano, in zona Navigli. Quando parlo con lui dei libri di Valérie Perrin, Tre e Cambiare l’acqua ai fiori sono esposti in bella vista in negozio sia nel banco dedicato alle novità che nello scaffale dei libri più venduti. Manuel non ha letto i libri della scrittrice francese, in compenso ne ha venduti moltissimi ma non crede che siano i librai ad aver influenzato l’acquisto.

“Spesso le persone si fidano del consiglio di un amico, di un genitore. Chi ha già letto il libro e lo ha amato tende a regalarlo, ne acquista anche più di una copia. Noi librai non abbiamo il potere di creare un fenomeno di questa portata. Dobbiamo sempre però stare attenti a non rimanere senza copie del libro nel momento sbagliato. Quello sarebbe un grosso errore. E anche la distribuzione in questo caso è fondamentale”.

Lo è stata sopratutto per l’ultimo libro di Perrin, Tre, uscito in 230.000 copie e ordinato da subito con numeri straordinari in tutte le librerie di Italia.

“Per l’uscita di Tre la casa editrice E/O ha addirittura dovuto inventare un ingegnoso sistema di bancali studiati appositamente per gestire la distribuzione di quello che già si apprestava a essere un nuovo successo annunciato”, ci raccontano Antonio Migliore e Marta Domizi, librai da Verso Libreria a Milano. “Dietro al successo di Cambiare l’acqua ai fiori c’è soprattutto la sorprendente intuizione e il lavoro di una casa editrice straordinaria, che riesce a indovinare cosa piacerà al pubblico e di cui non possiamo che apprezzare il lavoro. Da E/O sembrano avere una sorta di sfera di cristallo capace di intercettare e rivelare i gusti dei lettori. Senza scomodare il fenomeno Elena Ferrante, anche Matt Haig (Vita su un pianeta nervoso, tra gli altri) ha avuto grande fortuna tra i nostri clienti”.

E i libri di Perrin avevano tutte le carte per entusiasmare il grande pubblico. In particolare modo, hanno colpito il pubblico femminile.

Quando chiediamo a Valentina Torrini, nella squadra di Le Plurali Editrice, giovane casa editrice femminista, indipendente, inclusiva e curiosa, cosa pensi di Cambiare l’acqua ai fiori e del suo successo, non ha dubbi: “Valérie Perrin ha quella scrittura fluida e visiva che ti fa immaginare di entrare nella storia, un po’ come se guardassi un film. E, da editrice femminista, non posso che amare i suoi personaggi femminili. Donne non perfette ma mai banali o posticce, che si scontrano con la vita e ne escono non più forti ma sicuramente con qualcosa in più che le rende speciali. La mia preferita? Irène Fayolle”.

Personaggi ben costruiti, una struttura che si basa sempre su continui salti temporali tra passato e presente, l’orchestrazione dei romanzi di Perrin gioca anche su questo.

“Ho letto Cambiare l’acqua ai fiori molto presto, appena uscito in Italia e ho iniziato a consigliarlo da subito ai miei clienti”, ci racconta Elena Molini proprietaria de La Piccola Farmacia Letteraria di Firenze, piccola grande libreria indipendente nata da un’idea di lettura terapeutica e dalla consapevolezza che un buon libro può curare l’anima.

“Uno degli elementi di forza dei libri di Perrin trovo sia quello di guardare un po’ al giallo e un po’ al romanzo psicologico. C’è sempre un alone di mistero, qualcosa che dobbiamo scoprire e che si rivela alla fine del volume. Vale soprattutto per Tre, che ha un bel ritmo e strizza l’occhio anche agli amanti dei thriller. I personaggi, poi, sono ben delineati. Violette, per esempio, la protagonista di Cambiare lacqua ai fiori, è una donna che ha trovato una sua pace, un equilibrio che mette una certa serenità, nonostante le difficoltà che è stata chiamata ad affrontare nella vita”.

Eppure, c’è anche qualcuno a cui il libro non è piaciuto e lo fa sapere a gran voce su Facebook. Daria Bignardi, per esempio, scrive un post definendo Cambiare l’acqua ai fiori “un romanzo artificioso, scontato e paraculo”. E non manca di ironizzare: “L’ho pure regalato a un’amica che mi aveva invitato a pranzo in campagna, perdonami Paola”.

Una stroncatura che ha diviso anche il popolo di Facebook in due fazioni, quelli convinti che ogni libro meriti rispetto e chi invece attendeva da tempo una critica a un fenomeno che ormai non smette più di dilagare.

“Anche in negozio ho assistito a una scena del genere”, racconta ancora Elena Molini. “Una cliente stava acquistando l’ultimo libro di Perrin e un’altra signora che si trovava in quel momento in libreria ha vivamente sconsigliato il volume. Mi ha molto colpito. Solitamente ho rispetto di tutti i libri ben scritti e curati, anche perché ogni lettore poi ha i suoi gusti. La cliente, però, non si è fatta scoraggiare e lo ha acquistato ugualmente”. Perché, accanto ai consigli dei librai e dei critici, dei bookblogger e della televisione, è soprattutto la parola di amici e conoscenti che conta e che rende un acquisto sicuro.

Come ha scritto il giornalista americano Martin Arnold sul New York Times: “Quelli che dicono che non ci sono certezze in quel gioco d’azzardo che è l’editoria hanno quasi ragione. In ultima analisi il successo di un romanzo dipende da quella forza mistica che si chiama passaparola”.

Quelli di Perrin sono infatti bestseller nati dal passaparola e chi arriva in libreria a volte è già stato influenzato positivamente da chi conosce bene, non ha bisogno del giudizio di estranei.

Naturalmente, per ogni successo, è necessario che quel qualcosa abbia un valore intrinseco. E i libri di Perrin sicuramente lo hanno, nonostante le critiche, i pregiudizi e le opposizioni di chi non ama i libri che vanno di moda. È proprio Valérie Perrin ad avere l’ultima parola e a darci la sua chiave di lettura sulla questione quando tra le righe di Tre scrive:

“Ci sono libri, e anche incontri, che sono come occasioni perse. Passiamo accanto a storie e persone che avrebbero potuto cambiarci la vita senza vederle a causa di un malinteso, di una copertina, di un riassunto sbagliato, di un atteggiamento prevenuto. Per fortuna certe volte la vita insiste”.

Il quaderno dell'amore perduto di Valérie Perrin

La vita di Justine è un libro le cui pagine sono l’una uguale all’altra. Segnata dalla morte dei genitori, ha scelto di vivere a Milly – un paesino di cinquecento anime nel cuore della Francia – e di rifugiarsi in un lavoro sicuro come assistente in una casa di riposo. Ed è proprio lì, alle Ortensie, che Justine conosce Hélène. Arrivata al capitolo conclusivo di un’esistenza affrontata con passione e coraggio, Hélène racconta a Justine la storia del suo grande amore, un amore spezzato dalla furia della guerra e nutrito dalla forza della speranza.

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Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.

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Tre di Valérie Perrin

«Mi chiamo Virginie. Di Nina, Adrien ed Étienne, oggi Adrien è l’unico che ancora mi rivolge la parola. Nina mi disprezza. Quanto a Étienne, sono io che non voglio più saperne di lui. Eppure fin dall’infanzia mi affascinano. Sono sempre stata legata soltanto a loro tre».

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Rosa Carnevale (1983), giornalista. Ha collaborato con Artribune, L'Officiel, Rolling Stone Italia, Zero, Grazia.it.

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