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Otto domande a Nick Land

Di Tiziano Cancelli • aprile 29, 2021

Profeta è colui o colei che parla prima o per conto di qualcuno, solitamente un dio o una dea. Parlare con un profeta genera inquietudine: soprattutto se, come spesso accade, l’oggetto della profezia non è un avvenire prospero e ricco di luce ma una nuova era oscura. La questione si fa ancora più complessa quando, a monte, il dio che muove i fili è fatto di silicio e circuiti, indifferente alle sorti dell’umanità. Oltre a essere un profeta, Nick Land è molte cose e non tutte positive: fondatore insieme a Sadie Plant del leggendario collettivo accelerazionista C.c.r.u, ispiratore del movimento neo-reazionario e padre dell’Illuminismo Oscuro nonché scrittore per conto del Partito Comunista Cinese. Quale che sia l’opinione sull’uomo, è innegabile che le teorie landiane negli anni si siano dimostrate in grado di leggere – e in alcuni casi di prevedere – le grandi trasformazioni avvenute a livello globale. Nel 1992 Land parlava già (insieme ad altri e altre) di scenari che sarebbero divenuti la normalità nel decennio successivo: controllo algoritmico, disastri climatici, crisi della politica, città sovraffollate e al collasso governate attraverso l’utilizzo invasivo delle intelligenze artificiali; un mondo sempre più automatizzato, in cui veniva meno la distinzione fra reale e virtuale. Una società, quindi, a misura di macchina intelligente ma insensibile al dolore e ai bisogni umani, in cui la tecnologia assumeva la forma di un virus capace di infettare e riconfigurare tutti gli aspetti della realtà. Per Land, l’umanità era ed è nient’altro che residuo organico: un elemento da superare accelerando in maniera esponenziale verso le forze caotiche di cui il sistema capitalistico è incarnazione. In quest’ottica, la pandemia di Covid-19 proviene da un futuro già scritto: la velocità dei flussi accelera il contagio, la potenza della tecnologia è l’unico argine al disastro; la tecnica è pharmakon, un’entità trina che rappresenta malattia, cura e capro espiatorio.

Con queste premesse ho raggiunto Nick Land al di là del grande firewall cinese, proprio durante le celebrazioni per il Quingming, per chiedergli cosa si prova a vedere gli eventi prima che accadano.


[Tiziano Cancelli] Negli anni 90’ lei scrisse, parafrasando Deleuze e Guattari, “non avete ancora visto niente”. Oggi possiamo dire di aver visto avverarsi molti degli scenari che lei descriveva nei suoi primi lavori: dall’avanzamento esponenziale dell’intelligenza artificiale alla proliferazione dei conflitti a bassa/media intensità, passando per l’abbattimento, forse definitivo, della barriera fra reale e virtuale. In molti oggi credono che la pandemia sia un punto di svolta, quello che le chiedo è: verso dove?

[Nick Land] In realtà, nel mio modo di vedere le cose, la catastrofe globale del Covid ha rappresentato più l’accelerazione di un processo già in atto che una svolta epocale, almeno fino a questo momento. Ha dimostrato che le politiche di contenimento commerciali sono isomorfiche rispetto ai tentativi di controllare la diffusione del contagio, come ripetuto più volte da Foucault. Lo sviluppo di tecnologie virtuali decentralizzate ha visto un forte incremento, come dimostra il vantaggio comparativo di cui gode oggi il governo cinese. Al contempo, la tendenza negativa che ha interessato gli Stati Uniti è andata aggravandosi notevolmente, in un ciclo di feedback positivi che ha condotto sia alla radicalizzazione della destra che alla decadenza della sinistra. Gli immediati beneficiari di questo stato di cose sono stati sia il Partito Comunista Cinese, che ha visto crescere la propria credibilità interna a seguito del successo nella lotta al Covid (in modalità che i non autoctoni stentano ancora a comprendere), sia i giganti dei social media “woke” statunitensi – primo fra tutti Amazon – che hanno saputo perfezionare l’arte di trarre profitto dallo stato perpetuo di quarantena, arrivando quasi a completare il processo di sostituzione delle organizzazioni che li hanno preceduti. Eppure, questi risultati non sono la fine della storia, ma solo il capitolo del momento. Era uno sviluppo prevedibile.

[Tiziano Cancelli] La Cina arriva dal futuro, con la forza di un progresso inarrestabile. Lei altrove ha detto “che molte delle potenzialità più radicali che esistono nel mondo moderno possono essere riscontrate nei luoghi più antichi”. È questa la ragione della sua forza? La capacità di retro ingegnerizzare il futuro?

[Nick Land] Negli ultimi anni si è cercato di rimodellare la Cina in base agli stereotipi della più sgargiante fantascienza, ma i risultati sono stati deludenti. È ben noto che nonostante sia stata precorritrice di tecnologie catalizzatrici della modernità come stampa, polvere da sparo e navigazione oceanica, essa non ha saputo capitalizzare sui propri vantaggi. Agli albori della modernità, e durante tutto il tragitto che ha portato alla maturazione dell’informatica, la cultura cinese è stata un ritardante, in particolare a causa del suo sistema alfabetico impossibile da digitare. Questo problema è noto come “dilemma della macchina da scrivere cinese”, come formulato da Thomas S. Mullaney. L’importanza di un fenomeno del genere non può essere enfatizzata a sufficienza, ma una volta superato l’ostacolo il sino-futurismo può deflagrare. Il capitalismo contemporaneo – o cyberspazio commerciale – è oggi totalmente compatibile con la tradizione culturale cinese. Questo processo a onde, di inibizioni ed esplosioni sequenziali, si prefigura già nell’Yi Jing (o Zhouyi), il libro più vecchio del mondo, la migliore esplorazione del tempo mai tentata. Qui l’Oracolo appare in tutta la sua opera divinatoria: la sua intensità d’astrazione assicura la comprensione del futuro. Per quel che riguarda ciò che ancora dev’essere, lo Zhouyi ci ha battuti sul tempo. L’Oracolo stesso è “retro-ingegnerizzato” (o più accuratamente generato al di fuori del tempo), ed è questo ciò che lo rende affidabile. Se la meta-fantascienza è un genere, lo Zhouyi ne è il primo esempio, ma ovunque (Cina compresa) dobbiamo ancora cominciare a leggerlo con attenzione.

[Tiziano Cancelli] La battaglia fra “Voce” e “Uscita”, così come descritta negli anni 70’ da Albert O. Hirschman, infuria più che mai. Nonostante però le grandi frammentazioni interne, gli stati nazione si dimostrano ancora una volta il contorno nel quale pensare ogni ipotesi di futuro. Che tendenze individua nel mondo post-pandemico?

[Nick Land] Comunque lo si voglia formulare lo schema basilare della contestazione politica, Sinistra/Destra, Voce/Uscita, integrazione/disintegrazione, esso si presenta come fondamentalmente scevro da qualsiasi controversia. La vecchia distinzione tassonomica tra aggregatori e separatori, vecchia tanto quanto il darwinismo, sembrerebbe voler indicare qualcos’altro. La questione rimane una: si vince uscendo o rimanendo? Alla base della modernità c’è uno scisma religioso, e il più moderno – o neomoderno – problema sociopolitico rimane quello sul come riuscire ad allontanarsi, a separarsi. Anche per questo le controversie sulla Brexit hanno assunto un’importanza iconica. Il dialogo sul bisogno di rimanere e sulla necessità di uscire resterà imprescindibile. Una capacità di previsione politica concreta deve basarsi sull’applicazione di questa distinzione in maniera quanto più possibile varia e diffusa. La proliferazione incontrollata di termini con suffisso “exit” così tipica dei toni speculativamente politici, ne è un’ulteriore prova. Anche se gli “Stati Nazione” rimarranno le unità base dell’ordinamento politico, non siamo in grado di prevedere come si svilupperanno. Possiamo formulare idee sulla loro portata in termini di scala e tipo, ma non abbiamo abbastanza dati per determinare i limiti che li costringono, o tantomeno l’orizzonte delle loro possibilità. Il numero ha, e soprattutto produce, qualità proprie. Una popolazione di nazioni è un esperimento di molteplicità. Il suo massimo potenziale è qualcosa che difficilmente possiamo dire di aver già visto. A tal proposito, più se ne hanno e migliore sarà il risultato. Una massimizzazione di quantità e tipologie dei regimi è auspicabile. Il negativo del governo mondiale è il motore della creazione. Lo spazio profondo e il cyberspazio sono i nuovi orizzonti della geopolitica, importanti tanto quanto l’oceano prima di loro. Le opportunità extraterrestri per la disintegrazione politica o addirittura di specie sono un caposaldo della fantascienza, e non meno reali per questo motivo. In questo campo è Elon Musk a fornirci la teoria cibernetica di base. È stato in grado di comprendere che un circolo vizioso d’inibizione è un’esplosione che deve semplicemente ancora avvenire. Una "funzione di forzatura" che oltrepassa la soglia critica dà luogo a una dinamica in grado di procedere autonomamente. I prossimi vent'anni testeranno la validità di questa visione. Il cyberspazio è il laboratorio della decentralizzazione già da due decenni. Tutto ciò che ha valore nella concezione liberale dell’uguaglianza procedurale passa attraverso le reti peer-to-peer. Negli ultimi anni, il fenomeno politico più deprimente è stata l’apparente battuta d’arresto delle spinte decentralizzanti di Internet, causata dalla pressione prodotta dai colossi dei social media. Ciononostante, ci sono sempre più segnali che questo conflitto è ben lungi dall’essersi concluso. Le blockchains hanno radicalmente rinvigorito il processo di decentralizzazione della Rete: piattaforme fondamentalmente libere come Urbit aumentano e si diffondono giorno dopo giorno. Presto la disillusione nei confronti delle potenzialità liberanti del web sarà solo un ricordo.

[Tiziano Cancelli] In Italia assistiamo a un nuovo interesse per le sue teorie e per quelle di Mark Fisher, che pure si collocano ai lati opposti dello spettro politico. Cosa pensa di Fisher e del suo lavoro, a distanza di tanti anni? Ha ancora senso parlare di accelerazionismo?

[Nick Land] La verità nuda e cruda è che le teorie di Mark Fisher, al di fuori della matrice della C.c.r.u, conducono al suicidio, e questo a prescindere da qualsiasi particolare evento biografico. Quello che ha professato è un rifiuto adamantino della realtà, una cristallizzazione ideologica, da seguire solo se si desidera farla finita. Molti gli danno ancora credito, e non sono pochi quelli che continueranno a darglielo. L’ultima scommessa di Fisher fu di credere che la Sinistra avesse ancora qualcosa da offrire che non fosse fame di potere. Non un granché, come scommessa. L’accelerazionismo non è mai stato più attuale, forse anche troppo; è in grado di avvolgere ogni cosa. Il terrorismo dei suprematisti bianchi è solo uno degli innumerevoli sfoghi che a oggi vengono descritti come “accelerazionisti”. Nel bel mezzo di una frammentazione incontrollabile che avviene su ogni fronte l’unica via in avanti è la via attraverso, come si sente spesso dire. L’accelerazionismo incarna perfettamente il significato di una frase come “…e non avete ancora visto niente”. Le sue varianti – gli accelerazionismi – sicuramente prolifereranno e si diversificheranno, a tal punto da diventare indicativi dei processi a cui fanno riferimento. Possiamo considerarli già adesso come se fossero quadri ideologici per meme. Le correnti accelerazioniste che oggi dimenticano la centralità del capitalismo al fine di qualunque riflessione seria, diventeranno solo brusio di sottofondo, a volte fastidioso ma divertente, ma ne rimarranno ancora molte altre a cui varrà la pena prestare ascolto..

[Tiziano Cancelli] Che libri legge e quali sono gli autori, se ci sono, ad aver influenzato di più il suo immaginario? Sappiamo di Gibson e del filone cyberpunk, ma cos’ha letto Nick Land negli ultimi 20 anni?

[Nick Land] Vent’anni sono tanti. James C. Bennett, Amy Chua, Frank Dikotter, Carl Schmitt, James C. Scott, Mou Zongsan, Liu Cixin sono tra gli autori che più mi hanno impressionato. Il miglior trattato di filosofia in cui sono incappato durante questi decenni è stato il libello sui Bitcoin di Satoshi Nakamoto. Generalmente, per tutto questo periodo, gli scrittori più importanti sono stati i blogger: Mencius Moldbug, Scott Alexander e James Donald, per citarne alcuni. Le correnti si stanno rimescolando ancora una volta. Buona parte degli scritti contemporanei che vale la pena leggere si trovano su Substack.

[Tiziano Cancelli] Virus, controllo algoritmico, collasso ambientale. A che punto è la notte?

[Nick Land] L’oscurità è una cosa buona: nasconde gli amici e acceca i nemici. Nel buio si celano possibilità senza fine.

[Tiziano Cancelli] Che rapporto ha con cinema e letteratura? Crede ancora nelle loro capacità iperstizionali?

[Nick Land] Nel tentativo senza fine di fuggire da ogni credo, cinema e letteratura sono due alleati importanti. L’orrore, in particolare, quando perseguito rigorosamente ha un valore epistemologico non inferiore a quello della filosofia. L’ordine naturale delle cose prevede che i nostri sogni ci forniscano le linee guida più salde con cui approcciare l’abisso del reale. Se la filosofia perde la strada maestra, è l’orrore a farci ritrovare il sentiero, lo stesso dove alla fine dovrà far ritorno la filosofia.

[Tiziano Cancelli] Ultima domanda: prova mai nostalgia per il periodo della C.c.r.u? Per la sensazione che fosse davvero possibile accelerare aldilà dei sistemi di sicurezza dell’umano?

[Nick Land] Non ci sono dubbi che l’autonomizzazione del capitale, o l’intelligenza artificiale, stia accelerando oltre il sistema di sicurezza umano. Di tutte le aspettative del periodo della C.c.r.u questa mi colpisce come la meno sottoponibile a drastiche revisioni. Ma, nella misura in cui si ritiene che la C.c.r.u abbia viaggiato nel tempo con successo, certamente la nozione stessa di “era della C.c.r.u” viene meno. Ogni pensiero che origina nel sogno di un'intelligenza artificiale si trasforma in poco più di una sfuggevole nostalgia.

Collasso. Scritti 1987-1994 di Nick Land

“Ricordo la prima volta che ho letto Nick Land. All’epoca circolava una certa quantità di teoria cibernetica ma nessuno scritto sembrava provenire da dentro le macchine – ossia da fuori di noi – come facevano i testi di Land. Il testo non aveva il distacco che ci si aspetterebbe da uno scritto accademico: si serviva della narrativa e dei film come di terreni da occupare, anziché come artefatti da commentare. Aveva trovato un piano di consistenza in cui la narrativa cyberpunk di William Gibson si connetteva con la filosofia di Immanuel Kant, Blade Runner con la finanza. La teoria non veniva applicata, veniva collegata, come un cavo a una macchina.

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Neuromante di William Gibson

In un mondo in cui le mafie della finanza e dell'elettronica possono tutto, un mondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poteri neuromantici, si svolge l'avventura violenta e disperata di Case, l'uomo che ha avuto il torto di mettersi contro l'organizzazione sbagliata. Per vendetta lo hanno privato della capacità di connettersi al cyberspazio, isolandolo nella prigione di carne del suo corpo materiale. Ora qualcuno è disposto a offrirgli un'alternativa, a ricostruirgli le sinapsi bruciate. A patto che Case porti a termine un'ultima missione, oltre i limiti del conosciuto...

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Realismo Capitalista di Mark Fisher

Un celebre adagio (di volta in volta attribuito a Slavoj Žižek o a Fredric Jameson) recita che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Lo slogan There Is No Alternative tanto caro a Margaret Thatcher è stato infine adottato anche dalla sinistra liberale, e nemmeno la crisi del 2008 è riuscita a scalfire la generalizzata convinzione che, fuori dal capitalismo, sia impossibile ipotizzare strade altre. Ma qual è l’effetto di questo «realismo capitalista» sul nostro immaginario? E qual è il suo ruolo nel diffuso sentimento di rassegnazione e infelicità che permea le nostre vite?

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Tiziano Cancelli è nato a Roma nel 1989. Si occupa per diverse testate di filosofia e culture digitali. È autore di How to accelerate. Introduzione all'accelerazionismo (Tlon, 2019)

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