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L’arte di respirare. Conversazione con James Nestor

Di Alessandro Mazzi • settembre 29, 2021

L’arte di respirare del giornalista scientifico James Nestor è un bestseller mondiale che ci invita a cambiare le nostre abitudini polmonari. Nestor ha scritto il libro viaggiando per il mondo tra siti archeologici e trattati antichi, incontrando ricercatori, praticanti di yoga e uomini straordinari, per scoprire che non sappiamo più respirare e che la respirazione è molto più complessa di come la percepiamo. Da un lato il libro riprende l’attuale ricerca medica e la storia evolutiva della respirazione umana, notando come oggi le nostre bocche, i nasi e la faccia siano mutati radicalmente rispetto all’epoca pre-industriale. Se in precedenza avevamo una configurazione mascellare rigida e lineare, adesso la nostra bocca mastica cibi industriali più molli, e si è quindi rimpicciolita. Nestor riporta che l’uomo è l’essere vivente che respira peggio in tutto il regno animale, da quando viviamo in una società sedentaria abbiamo assunto posture deleterie per i nostri polmoni. Oggi non respiriamo più con tutto il corpo usando l’addome, ma gonfiamo solo il petto agitati dallo stress. Eppure la consapevolezza del potere del respiro ha segnato il sapere, la filosofia e spiritualità di ogni epoca, è uno dei fondamenti delle civiltà antiche che ben conoscevano l’importanza dell’aria e svilupparono tecniche di respirazione avanzate per nutrire il soffio vitale. Il libro di Nestor è un manuale pratico che riprende e adotta questi metodi per reimparare a respirare correttamente.

L’uscita americana per Riverhead-Penguin Random House nel 2020 è avvenuta in piena pandemia. L’arte di respirare ha subito avuto un enorme successo editoriale di oltre 500.000 copie vendute solo alla prima uscita. Il libro si è guadagnato il sesto posto nella classifica della saggistica del New York Times, restando per oltre 7 mesi tra i primi 20 saggi più venduti. Durante il 2021, è stato tradotto in ben 30 lingue diverse, edito in Italia per le edizioni Aboca nella traduzione di Teresa Albanese. Il successo di Nestor non va considerato un caso. Lo spirito del tempo è incentrato sulla questione dell’aria, soprattutto a partire dal secolo scorso, la cui presenza si è fatta fondamentale per l’ecologia attuale. L’inquinamento atmosferico, il riscaldamento climatico, l’estrazione mineraria, il disboscamento e gli allevamenti intensivi, l’aumento della popolazione umana, l’urbanizzazione, il riscaldamento e la conseguente acidificazione degli oceani, sono solo alcuni dei fenomeni che influiscono direttamente sull’atmosfera. L’apertura di un oxygen bar a Delhi, una delle città più inquinate al mondo, dove è possibile respirare aria filtrata dai purificatori, segna un triste declino nella storia umana.

Nel collasso atmosferico e tra le ondate pandemiche, Nestor si rivolge alle antiche pratiche come il Tummo, meditazione tantrica tibetana che regola il fuoco interiore mediante cicli respiratori, con l’effetto di riscaldare il corpo, e il Prāṇāyāma, yoga incentrato sul controllo e l’espansione del soffio vitale, riportato nello Yogasutra del filosofo indiano Patañjali. La vita del giornalista è cambiata quando, dietro consiglio del suo medico, ha praticato il Sudarshan Kriya, tecnica yogica del respiro ritmato, per riprendersi dal suo stile di vita frenetico e dai disturbi respiratori cronici. Già dopo la prima seduta, gli effetti positivi hanno reso Nestor un polmonauta, una persona che dedica la sua vita allo studio del respiro e delle tecniche per controllarlo, cominciando un lavoro di ricerca lungo dieci anni.

Nestor ha consultato molte fonti, tra cui quelle taoiste. Sette libri del taoismo alchemico risalenti al 400 a.C. circa sono incentrati sulla respirazione e la regolazione del soffio vitale, il qi. L’importanza del respiro e dell’aria per i taoisti è innegabile e permea tutta la tradizione cinese. Liezi è uno sciamano taoista che cavalca il vento, sospinto dall’aria si muove libero da ogni preoccupazione e mondanità. Eppure se cavalcare il vento discioglie i vincoli dell’esistenza terrena, l’antico maestro non può prescindere dal soffio che lo solleva. Lasciato ogni legame col mondo, resta il soffio. L’aria è sempre stato un elemento nobile nelle cosmologie antiche. L’invisibilità aerea, il suo essere rarefatta e onnipervasiva, hanno portato a concepire l’aria come la forma manifesta e invisibile al contempo di una realtà metafisica quasi impercettibile ai sensi, ma presente all’esperienza. Nel Dizionario dei simboli di Juan Eduardo Cirlot «la concentrazione dell’aria produce l’ignizione, dalla quale derivano tutte le forme della vita»; l’aria è il soffio vitale generatore della realtà, la potenza della parola, il vento della tempesta, in molte mitologie è legata alla creazione e in diverse cosmologie rappresenta lo spazio dinamico entro cui si svolge la vita.

Nel Novecento filosofico la questione dell’aria è centrale. Carl Schmitt ed Ernst Jünger hanno discusso del mutamento dello spazio globale, che dopo l’invenzione degli aerei e le armi a gas, si estendeva oltre terra e mare fino a includere l’aria. Martin Heidegger, ricorda Luce Irigaray in L’oblio dell’aria, tracciò invece una quadratura che permettesse all’uomo di curarsi della terra. Peter Sloterdijk, nell’introduzione al primo volume della trilogia Sfere, accenna l’intuizione che l’inquinamento dell’aria e il riscaldamento climatico siano diretta conseguenza della fine della cosmologia rinascimentale. Se prima della nuova era la civiltà europea si immaginava all’interno di uno spazio immunizzante, circondata dagli involucri protettivi delle sfere celesti, nel passaggio dal Rinascimento alla Modernità, l’umanità europea perde gli involucri celesti e si ritrova esposta agli spazi freddi e vuoti cantati da Pascal. La società industriale diventa allora la cappa di carbone con cui ci si protegge dalla vuotezza dello spazio. Nella Psicanalisi dell’aria di Gaston Bachelard, le immaginazioni del volo e la comunione con l’elemento aereo permettono di trascendere se stessi e relazionarsi con gli aspetti volatili e spirituali della psiche. Dall’ecologia profonda di Arne Naess con Siamo l’aria che respiriamo alla liberazione offerta dalla poesia al nostro soffocamento infosferico in Respirare di Franco Bifo Berardi, l’aria e il respiro ritornano ad essere immagini ed esperienze metafisiche.

Nestor scrive sulla respirazione in maniera pragmatica, con occhio scientifico, perciò come ricorda Eva Zoja, l’autore pecca di ingenuità quando riprende le tecniche tradizionali estraendole dal loro contesto sacro originario. Chiunque può beneficiarne, ma il Tummo, o anche la meno nota meditazione tibetana Tonglen per esempio, non dovrebbero essere adoperate solo per respirare meglio, ma piuttosto per uscire dai propri confini mentali. A differenza di quello che afferma l’autore, queste tecniche sono state sviluppate in contesti sciamanici, estatici e ascetici, per cui la circolazione del respiro che insegnano potrebbe aprire vie improvvise verso altre realtà nei polmonauti meno preparati. Anche se i benefici fisici sono evidenti, è bene fare attenzione quando si adoperano tecniche così essenziali che non toccano solo l’aspetto corporeo. Per il resto, il libro di Nestor è un ottimo testo per ricominciare a respirare.

L'arte di respirare di James Nestor

Non c’è niente di più essenziale per la nostra vita che respirare: prendere aria e lasciarla uscire, per venticinquemila volte al giorno. Sembrerebbe banale eppure gli esseri umani, come specie, hanno perso la capacità di respirare correttamente, compromettendo così la propria salute.

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Nel tuo libro dedichi molto spazio alle arti “perdute” della respirazione. Potresti esporci alcuni metodi che hai riscoperto e come possiamo praticarli oggi?

Di solito quando si parla di respirare in modo salutare, ci si sofferma sul “fare un grosso respiro”, ma è altrettanto importante espirare bene. Non puoi inspirare aria salubre se prima non hai cacciato fuori tutta l’aria stantia. L’analisi di Carl Stough al V.A. Hospitals (e in seguito con la squadra statunitense di atletica olimpica) mi ha affascinato perché non ha fatto altro che insegnare come respirare bene, concentrandosi prima sull’espirazione. Ai suoi pazienti affetti da eufisema cronico disse di concentrarsi sul movimento diaframmatico, espellere prima l’aria del tutto, così da fargli inspirare un po’ di più. Molti di questi pazienti, dati per morti, hanno lasciato l’ospedale con le loro gambe dopo la terapia respiratoria. Nel frattempo, la squadra di atletica che Stough ha allenato ha vinto più medaglie di qualsiasi altra squadra di atletica nella storia. È stato l’unico team a non utilizzare l’ossigeno prima o dopo una corsa. Non ne avevano bisogno. Erano stati allenati nella sottile arte della respirazione.

Il Tummo è un’altra tecnica perduta che abbiamo riscoperto, la pratica di usare il respiro per riscaldare il corpo a temperature molto basse. Per secoli, i monaci bön e buddhisti hanno affermato di poter stare seduti per ore e ore immersi nella neve, sciogliendola in cerchio attorno a loro, senza mai soffrire di ipotermia o assideramento. La cantante d’opera ed ex-anarchica francese Alexandra David-Néel riscoprì questa tecnica agli inizi del 1900 e la usò per riscaldare e sostenere il proprio corpo per 14 anni durante i suoi viaggi in India e sull’Himalaya. Scrisse molte note, ma nessun scienziato prese sul serio i suoi resoconti. Poi, tra il 1970 e il 1980, un ricercatore della Harvard Medical School di nome Herbert Benson viaggiò in India, raggruppò alcuni monaci, gli applicò dei sensori addosso, li fece accomodare in una stanza e registrò cosa accadeva nei loro corpi e cervelli. Le antiche storie si dimostrarono vere. I monaci furono in grado di rallentare il loro metabolismo del 64% (il valore più basso mai registrato in un esperimento scientifico) eppure aumentarono la temperatura dei loro arti di 17 gradi. Secondo i libri di medicina dovrebbe essere impossibile, ma i dati non mentono, e molti altri studi scientifici hanno confermato lo stesso. Tutto ciò dimostra quanto ancora poco sappiamo sul potenziale del corpo umano e sul respiro.

Hai fatto molte ricerche su come gli umani siano diventati respiratori orali. Quali sono le cose più sorprendenti che hai scoperto?

Che gli umani sono i peggiori respiratori del regno animale, e che questo problema è relativamente nuovo nella nostra evoluzione. I nostri antenati possedevano tutti denti dritti, forti mascelle, aperture nasali larghe, e vie respiratorie più espansive. Nonostante questo, molti oggi hanno una qualche forma di ostruzione respiratoria. Siamo diventati una cultura di russatori, affogatori, ansimanti, tossitori, affannati, e in generale poveri respiratori. Come è successo? Che cosa l’ha causato? Si può rimediare? Sono queste le domande che mi hanno spinto a spendere così tanti anni a scavare tra antichi luoghi di sepoltura, biblioteche di medicina, vecchie scritture, calchi dentali, etc. È stato difficile da credere quando l’ho scoperto per la prima volta, ma le prove si trovano ovunque.

Qual è l’impatto sulla salute di una frequente respirazione con la bocca?

Quando respiriamo con la bocca perdiamo il 40% in più di umidità, perciò la respirazione orale disidrata più facilmente il corpo. Inspirare ed espirare in questo modo danneggia il pH della bocca, rende i denti più predisposti a sviluppare carie, e la cavità orale più vulnerabile alle malattie parodontali. La bocca gioca un ruolo minore nel filtraggio e regolazione della temperatura dell’aria, perciò quando respiriamo con essa esponiamo i nostri polmoni e i tratti respiratori a tutto ciò che si trova nell’ambiente. Se si abita in città, come nel mio caso, ciò significa inquinamento, polline, polvere, tossine, e molto altro. La mancanza di resistenza respiratoria nella respirazione orale ci porta a concentrare più facilmente il respiro sulla parte superiore del petto. Questo rende più difficile per il corpo usare in maniera efficiente l’ossigeno, e innesca nel sistema nervoso una risposta allo stress. In diversi studi i ricercatori hanno scoperto che respirare tramite la bocca ha un impatto negativo sul cervello, disturbando l’attività di diverse aree (in particolare la corteccia frontale) associate con la capacità di decisione e il pensiero logico. Potrei continuare.

Gli antichi conoscevano i rischi della respirazione orale e ne hanno scritto nel corso di migliaia di anni. Attorno al 1500 a.C., il Papiro Ebers, uno dei più antichi testi di medicina mai scoperti, descriveva come le narici, non la bocca, avessero il compito di nutrire il cuore e i polmoni con l’aria. Mille anni dopo, il libro della Genesi 2:7 recita «allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente». Un testo cinese taoista dell’VIII secolo d.C. chiama il naso la «porta del Cielo» e indica che il respiro deve passare per esso. «Non fare mai in altro modo», ammonisce il testo, «perché altrimenti il soffio sarà in pericolo e si instillerà la malattia». Gli scienziati occidentali dicono lo stesso da più di un secolo; hanno provato in numerosi studi gli effetti deleteri della respirazione orale. Pochi contesterebbero queste affermazioni, ma solo alcuni tra la massa hanno recepito il messaggio.

Puoi dirci qual è il rapporto tra masticazione e respirazione orale?

Per svilupparsi adeguatamente, la bocca e la faccia hanno bisogno degli stimoli appropriati, necessitano di esercizio costante. Il morso e la sunzione richiesti a un neonato per succhiare il latte aiuteranno a estendere la bocca e spingere la faccia in fuori per assumere un profilo prognato più funzionale. Questo sviluppo in avanti e una bocca più larga rendono più facile respirare. Dopo l’allattamento, i bambini devono continuare ad allenare le loro bocche e mascelle mangiando cibi solidi. I primi anni dell’infanzia determinano l’aspetto che assumeremo e il modo in cui respireremo da adulti. Più la bocca è larga, più ampie sono le vie respiratorie, meno saremo soggetti al russamento, alla sindrome da apnea nel sonno e altre disfunzioni respiratorie.

I nostri antenati venivano allattati al seno ed erano svezzati con cibi solidi. Avevano bocche larghe, vie respiratorie ampie e forti profili prognati. Non è una coincidenza. Non a caso ogni altra specie mammifera possiede denti dritti e grosse cavità orali ben sviluppate. Gli umani moderni invece vengono allattati con la bottiglia e poi svezzati con cibi molli e processati. Oggi non mastichiamo quasi mai come dovremmo, perciò molti di noi hanno denti storti e profili retrognati rivolti all’indietro, con tutte le ostruzioni e i disturbi che ne conseguono. Guardati intorno, le prove sono ovunque, solo pochi di noi (me incluso) le notano.

Ci sono delle tecniche di respirazione particolari che ti hanno aiutato durante i momenti di forte stress?

Certamente ce ne sono alcune che adotto spesso (sono state utili soprattutto mentre lavoravo per la consegna del libro!). Fai due respiri, uno sull’altro, e poi rilascia tutto. Espira con il naso, o con uno ssswwwwooossssssshhhhh attraverso la bocca (per questo breve esercizio, va bene espirare con la bocca). Ho imparato questa pratica dal dottor Andrew Huberman, neuroscienziato di Stanford. Lo chiama “sospiro fisiologico”. Questa tecnica veloce può stimolare un gruppo di neuroni nel cervello responsabili per i sospiri. Ciò aiuta il corpo a rilassarsi e a rilasciare lo stress. Pensa a un leone che si stende per dormire, o anche a un cane o gatto. Di solito fanno un grosso sospiro prima di addormentarsi. Possiamo farlo anche noi, ed è un ottimo modo per rilassarsi subito.

Il resto del tempo, provo a inspirare contando fino a 5 o 6, e a espirare allo stesso ritmo. Non preoccuparti se sei un po’ troppo veloce o lento, l’obiettivo è tranquilizzarsi. La “respirazione risonante” coordina diverse funzioni per far lavorare il corpo con la massima efficienza e aiuta a organizzare le aree del cervello così da pensare a mente lucida. Sembra assurdo? L’ho pensato anch’io finchè non ho guardato gli studi e sperimentato gli effetti su di me. Se hai un monitor per misurare il ritmo cardiaco o la pressione sanguigna prima e dopo aver respirato così per alcuni minuti, i cambiamenti sono evidenti.

Come si riconosce una respirazione sana?

La nostra respirazione quotidiana dovrebbe essere silenziosa. Senza sforzo. Sottile. Leggera. Ritmata. Profonda. Non dovresti mai poter sentire qualcuno o te stesso respirare. Respirare dovrebbe essere quasi impercettibile. Troppe persone si sforzano troppo, e questo causa troppo stress e fatica inutili per il corpo. Concentrati sul rendere il tuo respiro il più possibile leggero, delicato e fluido. Potrebbe essere difficile all’inizio; non sforzarti. Ci possono volere settimane o mesi per rompere un’abitudine. Rilassati e progredisci lentamente. Pensa all’oceano, alle onde che si alzano e ritornano al mare. È così che dovremmo respirare; è così che il corpo potrà funzionare al suo meglio. È importante considerare che il Tummo, il metodo di Wim Hof, e i pranayama seguono regole differenti per uno scopo diverso. Sottopongono volontariamente il corpo a un forte stress per determinati periodi di tempo, come una valvola di pressione, così da poter respirare in modo leggero e confortevole per il resto della giornata, ed essere più calmi e raccolti. Le chiamo tecniche di respirazione+, perché si sviluppano a partire da una respirazione nasale lenta, facile, profonda e leggera. Ne parlo in maniera approfondita nel libro.

Quali sono alcuni segni mentali e fisici di una respirazione scorretta o pericolosa, a cui bisogna fare attenzione?

Respirare con la bocca, sospirare molto, respirare rumorosamente, respiro interrotto, tosse continua, respirazione col petto. L’incapacità a trattenere il respiro durante l’espirazione per più di 10 o 15 secondi. Ce ne sono molti altri. Una volta che noti questi segni, non puoi più ignorarli! Sono molto diffusi nella cultura moderna, in particolare nei bambini. E sono soprattutto i bambini che possono trarre beneficio dal migliorare la loro respirazione.

Puoi raccontarci dell’esperimento a cui hai preso parte a Stanford per due settimane?

Ho intervistato diverse volte il dottor Jayakar Nayak, primario del dipartimento di rinologia a Stanford. Nayak conosceva più di chiunque altro il ruolo essenziale del naso per la salute. Mi ha detto che una frequente respirazione orale è correlata a disordini neurologici, parodontiti, problemi della crescita, aumento dei rischi di infezioni respiratorie, e così via. Nessuno ha mai messo in dubbio tutto ciò. La ricerca scientifica in merito è chiara, ma nessuno sapeva quanto velocemente bastasse a questi sintomi per manifestarsi. Nayak e io eravamo curiosi di scoprirlo.

Abbiamo organizzato un esperimento di venti giorni a cui mi sono offerto di prendere parte assieme ad Anders Olsson, uno pneumologo svedese che ho conosciuto durante le mie ricerche per il libro. Nella prima fase abbiamo tappato il naso con del silicone e respirato solo attraverso la bocca per dieci giorni. Nella seconda fase invece, abbiamo chiuso le nostre bocche con del nastro adesivo e respirato il più possibile solo con il naso per altri dieci giorni. Alla fine abbiamo confrontato i dati raccolti per vedere se un improvviso cambio delle vie respiratorie avesse avuto un qualche effetto sulla nostra salute.

Così è stato. In una sola notte di respirazione orale, il mio russamento è aumentato del 1300%. Pochi giorni dopo è raddoppiato, in seguito triplicato. Ad un tratto avevo l’apnea del sonno. La pressione del sangue è schizzata di colpo in ipertensione di grado 2, mentre i miei livelli di stress sono cresciuti al massimo e i risultati dei test cognitivi crollati a picco. Mi sentivo ansioso, stressato, affaticato – era tremendo.

Il giorno in cui sono passato alla respirazione nasale, il russamento è diminuito drasticamente. Due giorni dopo era scomparso del tutto assieme all’apnea del sonno. Da quando cominciai a respirare solo con il naso di notte, non ho più russato. Anders Olsson, il mio collega nell’esperimento, ha sofferto i miei stessi danni da respirazione orale, ma più gravi, e la sua guarigione è stata molto più accentuata. Anche nel mio caso, una volta ripresa la respirazione nasale, la mia pressione sanguigna è diminuita di trenta punti rispetto al valore massimo della settimana precedente.

Cosa ha provato uno studio con due persone? Niente. Abbiamo solo sperimentato in prima persona quello che gli scienziati sanno da decenni. Non è un caso che il russamento e l’apnea del sonno aumentino durante le stagioni allergiche (se i nasi sono tappati, respiriamo con la bocca!). E non è una coincidenza che la pressione sanguigna aumenti con la respirazione orale e diminuisca con la respirazione nasale. Il modo in cui respiriamo influenza la frequenza cardiaca, la circolazione, le funzioni cerebrali, e molto altro. Tutto questo è stato appurato.

Passare alla respirazione nasale curerà il russamento, l’apnea del sonno e l’ipertensione? Per alcune persone, forse. Per altre gli effetti saranno impercettibili. In ogni caso non importa quali mali si abbiano, respirare con il naso – giorno e notte – può solo farti bene. Non ci sono effetti negativi.

Detto ciò, ammetto che è tutta un’altra cosa sentire questi cambiamenti nel proprio corpo e vedere quanto drasticamente e velocemente siano avvenuti. Mi ha sconfortato appurare che tra il 25% e il 50% della popolazione ha l'abitudine di respirare con la bocca. Più di un quarto della popolazione soffre di ostruzioni nasali croniche, presenti in gran numero tra i bambini. Eppure pochi di noi sanno quanto stiamo danneggiando i nostri corpi respirando in questo modo. Ho respirato con la bocca fin da piccolo. Ho respirato con la bocca aperta mentre dormivo per la maggior parte della mia età adulta, come circa il 60% della popolazione. Avrei volute sapere prima ciò che conosco adesso.

Chi sono le persone più straordinarie con cui ti sei confrontato durante i tuoi viaggi di ricerca?

Ce ne sarebbero troppe da nominare. Il grande privilegio di scrivere libri è incontrare persone interessanti che hanno dedicato la loro vita a studiare cose interessanti. Se poi questi interessi sono accessibili e disponibili per chiunque volesse migliorare la propria salute, meglio ancora. Una delle persone con cui ho dialogato e che mi ha ispirato di più è stato Maurice Daubard. Daubard ha passato l’adolescenza costretto nel letto d’ospedale di un villaggio in Francia a causa della tubercolosi, con infiammazioni croniche dei polmoni e altre patologie gravi. Giunto ai ventanni, i medici si erano arresi. Cominciarono a organizzare l’intervento per asportare chirurgicamente alcune parti dei polmoni, ma Daubard decise invece di curarsi da solo. Lesse molti libri, praticò yoga e imparò a esercitare da sé il Tummo. Non solo guarì completamente dalla sua malattia, ma risvegliò una forza sovrumana.

Nelle ore libere dal suo lavoro di parrucchiere, si spogliava in mutande e correva a piedi nudi tra le foreste innevate. Si immergeva completamente nel ghiaccio dal collo in giù e restava seduto immobile per 55 minuti. In seguito, ha corso per 241 chilometri sotto il sole cocente del deserto del Sahara. A 71 anni, ha percorso la catena dell’Himalaya sulla sua bici all’altezza di 5.000 metri. Ma il suo traguardo più grande, mi disse, è stato aiutare migliaia di persone affette da malattie ad apprendere l’energia del Tummo per curarsi da sé, come aveva fatto lui stesso.

«L’umano non è solo un organismo, è anche una mente la cui forza, usata con saggezza, può permetterci di riparare il nostro corpo quando vacilla», dice Daubard. Quando l’ho intervistato, aveva da poco compiuto 89 anni. Continuava a suonare l’arpa, a leggere senza bisogno degli occhiali, e a coordinare ritiri di respirazione sulle Alpi italiane sopra Aosta, dove gli studenti si sedevano con lui in mutande per un’ora nella neve, per poi scalare mezzi nudi le montagne e tuffarsi in un lago alpino ghiacciato. Respirare serve a «ricostituire il sistema immunitario», usava ripetere Daubard. «Una via favolosa per il futuro della salute umana».

L'arte di respirare di James Nestor

Non c’è niente di più essenziale per la nostra vita che respirare: prendere aria e lasciarla uscire, per venticinquemila volte al giorno. Sembrerebbe banale eppure gli esseri umani, come specie, hanno perso la capacità di respirare correttamente, compromettendo così la propria salute.

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Alessandro Mazzi è filosofo e traduttore laureato all'Università di Urbino. Collabora con diverse testate, tra cui L'Indiscreto e Quaderni d'Altri Tempi. Sue poesie sono apparse tra gli altri su Anterem e Inverso.

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