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I libri da leggere: Daphne Du Maurier

Di Goffredo Fofi • novembre 08, 2019

Nella cultura italiana, almeno fino a ieri, critici e studiosi operavano una netta distinzione tra letteratura “alta” e letteratura “bassa”; oggi la situazione è del tutto cambiata e a dominare è la media, come temeva accadesse Virginia Woolf nella vibrata protesta che scrisse ai giornali quando un critico l'accusò di praticare una letteratura alta e dunque non democratica. Diceva la Woolf che il dialogo tra l'alto e il basso era sempre stato fortissimo in passato, e citava Dante, Cervantes, Rabelais, Shakespeare, Dickens, Hugo, Tolstoj ...

Dove finiva l'alto e cominciava il basso, nelle loro opere? Non ricordo chi altro aggiungesse, io metterei nell'elenco anche Manzoni, Vonnegut, Dick e cento altri scrittori che non hanno fatto distinzione tra i loro lettori, scrivendo per un pubblico vastissimo di colti, di semi-colti e di incolti. Diceva l'editore Garzanti che, con i mezzi a sua disposizione, poteva riuscire a far vendere di un libro sino a 30mila copie, e se si andava oltre era solo grazie al passa-parola, erano i lettori a deciderlo.

Jamaica Inn di Daphne Du Maurier

All’inizio dell’Ottocento, Mary Yellan, giovane orfana di belle speranze e di avvenente aspetto, giunge al Jamaica Inn, una locanda tra i picchi e le scogliere della Cornovaglia, terra, all’alba del nuovo secolo, di pietre e ginestre rachitiche, di pirati e predoni.

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Diceva ancora la Woolf che nemica della letteratura “alta” come della “bassa” stava diventando la cultura “media”, che non è né carne né pesce e che è quella oggi dominante: letteratura media per il ceto medio e per i medio laureati e diplomati. Sono rari tra gli scrittori coloro che sanno fare letteratura “alta” aspirando a farsi leggere anche dal basso; e altrettanto quelli che sanno fare letteratura “bassa” aspirando all'attenzione e al rispetto dell' “alto”.

Ci sono scrittrici e scrittori che sono stati penalizzati dalla critica per il loro successo presso il pubblico più vasto. Per esempio le due scrittrici inglesi Daphne Du Maurier e Rumer Godden (a seconda, per la precisione, scozzese e su cui torneremo) si sono in qualche modo appoggiate alla tradizione, la prima del romanzo gotico e la seconda dell'immenso Stevenson. Daphne (1907-1989) è stata l'autrice di un best-seller internazionale ancora godibilissimo, La prima moglie (in originale: Rebecca) e di altri romanzi “gotici”, nella tradizione, per esempio, delle sorelle Bronte, e di formidabili racconti dal taglio fantastico e “di genere”. Ben tre sue opere sono state trasposte in film dal grande Alfred Hitchcock: Jamaica Inn, La prima moglie e il racconto Gli uccelli, che, sceneggiato da un altro grande autore di genere, Ed Mc Bain, quello dei romanzi polizieschi della serie dell'87° distretto, è divenuto uno dei più celebrati capolavori della storia del cinema narrando di fatto la rivolta della natura contro la mediocrità del genere umano che la domina, e che rischia oggi di distruggerla accostandoci così alla fine del mondo. Altre hanno avuto adattamenti ugualmente famosi, per esempio la formidabile storia di fantasmi Adesso non guardare che è all'origine di un famoso film di Nicholas Roeg, A Venezia un dicembre rosso shocking.

La casa sull'estuario di Daphne Du Maurier

Nel laboratorio di Kilmarth ricavato nella vecchia lavanderia seminterrata, Dick potrebbe sperimentare qualcosa di straordinario: una droga, ottenuta mescolando una certa pianta con delle sostanze chimiche, che non trasporta come la mescalina o lsd in un luogo fantastico popolato di meravigliosi fiori esotici, ma in un mondo reale, fatto di esseri altrettanto reali: il passato.

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Daphne veniva da una grande famiglia vittoriana; il padre Gerald era attore e impresario teatrale e portò per primo sulle scene il Peter Pan di Barrie, nato come testo teatrale, nel quale recitava nel ruolo di Capitan Uncino; suo padre George, nonno di Daphne, ha scritto due famosissimi romanzi di fine Ottocento, Trilby e Peter Ibbetson, tuttora affascinanti e anzi proverbiali non solo in Inghilterra: il primo è la storia di una servetta e modella di pittori che un musicista con doti di ipnotizzatore di nome Svengàli trasforma in una grande diva e cantante – la vecchia storia di Pigmalione e Galatea, cento volte ri-raccontata ma qui attraverso due personaggi davvero mitici – mentre il secondo racconta l'amore tra due bambini che si ritrovano adulti, lei moglie di un castellano e lui architetto chiamato a servirlo. Pur se innocenti, il marito geloso li minaccia e muore nella colluttazione con l'architetto. Lei vedova e lui condannato all'ergastolo sognano nottetempo lo stesso sogno, vivono una stessa vita onirica e notturna fino alla morte simultanea di entrambi. Il libro e il film che ne venne tratto con Gary Cooper nel 1935 furono amatissimi dai surrealisti, il romanzo venne tradotto in francese nientemeno che da Raymond Queneau.

Mia cugina Rachele di Daphne Du Maurier

Chi si cela, davvero, dietro quella affascinante vedova dai lineamenti belli e regolari e dagli occhi grandi? Una donna che ha perduto l’uomo che amava o una potenziale assassina a caccia di denaro? Con Mia cugina Rachele Daphne du Maurier, maestra indiscussa di suspense, torna alle sinistre ed eccitanti atmosfere di "Rebecca".

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Di Daphne, oltre ai titoli citati, vorrei ricordare almeno un racconto che mi ha molto colpito quando lo lessi molti anni fa e mi ha ancora entusiasmato a una lettura recente, nonostante il titolo volutamente deviante, Baciami ancora sconosciuto. È una moderna storia di vampiri. Siamo a Londra a guerra appena finita e un giovane che lavora nell'aeroporto militare è irretito dalla mascherina di un cinema che, scopriremo, è l'imprendibile assassina di molti aviatori, che ella ha ucciso perché odia tutto ciò che sa di aviazione, avendo assistito a un bombardamento che ha fatto strage di civili. Odia tutti gli aviatori, anche gli inglesi, di cui in quegli anni si era costruito un mito.

Nelle sue invenzioni aveva idee ben chiare, la grande Daphne. E aveva un mestiere formidabile, una scrittura avvincente. Provate a riprendere in mano uno dei suoi racconti e mi darete ragione.

Goffredo Fofi (1937) è scrittore, attivista, giornalista e critico cinematografico, letterario e teatrale. Dopo aver contribuito alla nascita di storiche riviste quali i Quaderni piacentini, Ombre rosse e Lo straniero, attualmente si occupa degli Asini.

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